19 June 2006

TV-fonini del canone!

Categoria: Tecnologia

TV-fonini del canone!
Complici i mondiali di calcio a fare da traino alle vendite, dopo il recente sbarco della TV sui telefonini, ci si attrezza già ad ampliare l’offerta. E’ infatti attivo dal 9 giugno il primo format di informazione nato per la piattaforma mobile, il Tg3 Break, brevi “pillole informative” curate dal Tg3, in forma di mini-TG destinato a telefonini e web, con edizioni di 4 minuti l’una ed una rassegna stampa giornaliera.

L’iniziativa, che segna un’importante punto di partenza per altri investimenti, non è stata però accolta da tutti favorevolmente. In seguito all’introduzione di questo nuovo servizio “micro-televisivo”, infatti, molti consumatori e associazioni si pongono un dubbio, di cui l’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) si è fatta portavoce presso il Ministero dell’Economia e quello delle Comunicazioni: «Visto che la tassa per il possesso di un apparecchio atto a ricevere trasmissioni televisive (il “canone” o “abbonamento”) è obbligatorio pagarla come per qualunque altra tassa, cosa succederà in questo caso?»

Fortunatamente, la norma che impone il pagamento del canone RAI stabilisce che basta un solo pagamento per ogni famiglia, indipendentemente dal numero di apparecchi posseduti dai diversi componenti del medesimo nucleo famigliare. Considerando valido questo presupposto, ogni titolare di TV-fonino sarebbe tenuto pagare questa tassa solo se non appartenente ad un nucleo famigliare che già paga il balzello RAI.

Questo almeno in teoria. L’ADUC ritiene quindi importante che questo dubbio venga presto chiarito, perché «serve a rendere ancor più chiaro - per chi ne avesse ancora bisogno - cosa significa il pagamento di questa tassa/balzello per il finanziamento di una TV di Stato che già gli italiani da tempo hanno chiesto sia privatizzata. Per quanto ci riguarda - aggiunge l’associazione - continueremo nella nostra battaglia per l’abolizione di questa tassa, con iniziative anche a livello parlamentare, e a partire dalla nostra petizione che si può firmare in Internet».

In UK, dove i TV-fonini sono una realtà già da diverso tempo, viene riscosso un canone TV su questi “nuovi cellulari”, con leggi che perseguono coloro che utilizzano questi telefonini pur dichiarando di non far uso della televisione.

16 June 2006

Informatica ai Paesi poveri: un pericolo?

Categoria: Tecnologia

Informatica ai Paesi poveri: un pericolo?
Dopo i numerosi progetti aventi per scopo la creazione di un “computer a basso costo” (come ad esempio il progetto One Laptop Per Child) destinato agli utenti delle aree del Terzo Mondo e dei Paesi in via di sviluppo, una doccia fredda è arrivata da Eugene Kaspersky, direttore dell’omonimo Kaspersky Labs, laboratorio di ricerca antivirus, secondo cui - in breve - la diffusione dell’informatica nei Paesi in via di sviluppo incoraggerà l’uso malevolo di Internet.

La diffusione dei PC a basso costo nei Paesi poveri costituirebbe, infatti, un rischio per i Paesi più ricchi: la condizione di precarietà economica, unita all’assenza di solide prospettive di sviluppo individuale, è il terreno ideale per lo sviluppo di attività criminali via Internet, quali la diffusione di virus, worm e malware. È questo quanto è espresso dal direttore di Kaspersky Labs in un articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’azienda produttrice d’antivirus.

In base a recenti stime, il numero complessivo di programmi identificabili come “malware” (virus, worm, trojan, ecc.) è aumentato drasticamente negli ultimi due anni. Un dato che Kaspersky correla con la diffusione delle tecnologie informatiche nei Paesi più poveri, dove le attività criminali ai danni di vittime lontane, raggiungibili via Internet, rappresenta una possibilità di guadagno facile e sicuro.

«Tutti quei progetti per dare computer a basso costo nei paesi del terzo mondo - scrive Kaspersky - ci fanno preoccupare: incoraggiano le attività criminali su Internet […] La maggior parte dei software malevoli viene realizzata in Cina, in America Latina, Russia ed Europa dell’Est».

E la minaccia va ben oltre la diffusione di virus, come sostiene Kaspersky: oggi il termine malware «indica tutta una serie di attività criminali su Internet, dal racket degli attacchi DDOS fino all’uso di programmi per il phishing e la sottrazione di informazioni personali e finanziarie».

Le tesi di Kaspersky hanno, come prevedibile, suscitato reazioni di opposta natura: molti sostengono la limpidezza del suo pensiero, basato sull’analisi di fatti e dati incontrovertibili.
Ma molte sono state anche di sdegno, soprattutto da parte di alcuni esponenti della stampa specialistica. John Leyden scrive sul britannico The Register, in risposta a Kaspersky: «Cosa dire di tutti gli effetti benefici dovuti alla diffusione dell’informatica nei Paesi in via di sviluppo? Messi su una bilancia, gli aspetti positivi dell’informatica a basso costo sono sicuramente maggiori rispetto a quelli negativi dovuti alla possibilità di un uso illegittimo della tecnologia».

Intanto, le aziende informatiche (tra cui Microsoft, che ha deciso di puntare sul cosiddetto “PC a carte prepagate”) e le associazioni (ONU, università di vari Paesi, governi, ecc.) coinvolte nei progetti per i Paesi poveri sono sempre più numerose. La ricerca e lo sviluppo puntano oggi su architetture software open-source, dai costi ridotti e dalle possibilità illimitate di aggiornamento gratuito e personalizzazione: un modello che tuttavia non riesce ancora ad avere successo.

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